La Storia
La semola di grano duro, quel grano simbolo dei campi pugliesi abbagliati dal sole, acqua fresca e tanta, tantissima abilità. Solo questo occorre per preparare i cavatelli pugliesi, pasta corta tradizionalmente appartenente alla tipologia detta “strascinata”, creata cioè con un movimento particolare sul piano da lavoro. Per ottenere la tipica forma dei cavatelli si usavano dei ferri da calza, in modo tale da ricavarne la forma incavata, perfetta per racchiudere il condimento, ma anche e soprattutto le dita delle mani esperte delle massaie pugliesi. Le prime tracce scritte riguardanti i cavatelli risalgono all’epoca del regno di Federico II di Svevia: un documento riporta l’esistenza di “impasti oblunghi e rotondi, calcati con un dito”. I cavatelli erano il cibo dei giorni di festa e si sposano alla perfezione con del sugo di carne e una spolverata di pecorino.